Il comunista D’Alema: “Dal Pd contro di me ricevo insulti e attacchi stalinisti”

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È un Massimo D’Alema a metà tra Jessica Rabbit, che diceva di non essere cattiva “è che mi disegnano così”, e Freddy Krueger come un incubo che perseguita le sue vittime quello che emerge dall’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere della sera con la quale l’ex premier riesce a falciare con ingressi a gamba tesa le gambe di quasi tutti gli ex amici e presunti avversari, per lo più all’interno dello stesso PartitoDemocratico nel quale è ancora iscritto. L’obiettivo preferito di D’Alema rimane il presidente del Consiglio Matteo Renzi, al quale non risparmia nulla, ma proprio nulla: “Mi ha colpito l’atteggiamento sgradevole nei confronti del suo predecessore – ha detto Baffino – Enrico Letta ha messo in sicurezza il Paese. E Renzi ne parla in modo inutilmente sprezzante”. Stolto chi pensa che il toro stia dando del cornuto alla mucca, l’ex ministro degli Esteri è uomo cambiato. Accade qualcosa su quella pagina del Corriere della sera da meritare una cornice in oro massiccio, visto che a memoria d’uomo certe parole dalla bocca di D’Alema non erano mai uscite così chiaramente. Quando Cazzullo gli fa notare che anche lui ha avuto modi sprezzanti, Baffino dice: “È vero e infatti ho sbagliato – sì, avete capito bene – Lo riconosco. E ho pagato un prezzo per questo. Ma posso essere spigoloso; non sono cattivo, nè vendicativo. Io ho difeso con spigolosità le mie idee; nnon ho mai massacrato le persone”. E qui qualche dubbio viene, di certo il politico D’Alema negli anni non ha mai lasciato feriti sul campo.

Figlio rinnegato – Le somiglianze tra D’Alema e Renzi si sprecano, come rimarca lo stesso Cazzullo, dal dialogo più volte cercato con Silvio Berlusconi, al fastidio nei confronti dei sindacati, per non parlare dell’irritazione sempre malcelata davanti alla sinistra interna del partito. Baffino però non è più quello di una volta, così come i bersaniani non possono competere con gli intellettuali girotondini che lo sbertucciavano nelle piazze: “Ricordo bene il confronto pubblico con Paul Ginsborg. Il confronto delle idee richiede che ci siano delle idee”. D’Alema si ritrova quasi a prendere le difese dei dissidenti all’interno del Pd, soprattutto alla luce di oltre un milione di voti persi – tutti a sinista – che D’Alema non smette di sottolineare in ogni uscita pubblica. E puntualmente: “Sono stato coperto di insulti. Per ordine dall’altro – ha aggiunto – è iniziato un linciaggiodi tipo staliniano. Il Pd sta abbandonando molti valori della sinistra, ma non i metodi dello stalinismo. Oggi – rincara la dose l’ex premier – i trotzkisti da fucilare, se il piano quinquennale falliva, vengono chiamati ‘gufi’”.

Gli ex amici – D’Alema si ritiene bersaglio mobile di cecchini spediti su mandato di Palazzo Chigi: “che ha una certa influenza sui media”. E tra i tiratori scelti vede nitidamente più di un ex collaboratore dei tempi da premier. Ex politici e opinionisti come Velardi, Rondolino, Latorre, Orfini…: “Velardi si schierò già con Lettieri e la Polverini… – e per gli altri – Mi fa un certo effetto di tristezza. Colpisce la solerzia con cui alcuni si impegnano nelle polemiche contro di me. Anche questo appartiene al metodo staliniano: fare attaccare i reprobi dai vecchi amici, dai familiari”.

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