Matteo Salvini ED I NOMI PER il suo nuovo governo SEMPRE SE VIENE ELETTO

 

GRANDE MATTEO

È prematuro parlare di squadra di governo, visto che non sono ancora chiare nemmeno le alleanze, ma Matteo Salvini continua a ripetere che in caso di vittoria elettorale porterà nell’esecutivo «persone preparate, anche più di me» con l’obiettivo di «fare meglio» di Renzi. Un concetto che butta là spesso e volentieri e su cui il leader del Carroccio riflette da tempo. Tanto che si possono elencare i nomi degli esperti che, in alcuni temi chiave,

 

l’europarlamentare ascolta con particolare attenzione. Per esempio, non è un mistero che Salvini si fidi moltissimo di Claudio Borghi, tanto da nominarlo responsabile economico. Borghi pensa che uscire dalla moneta unica non si può: si deve. E ha dato alcune dritte a Salvini anche in vista dell’intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio. Borghi è stato il candidato governatore di Lega e Fratelli d’Italia alle ultime regionali toscane, strappando un sorprendente 20%.

Oltre a Borghi c’è Alberto Bagnai, altro economista ipercritico sulla moneta unica e che aveva tentato, invano, di interessare alle sue idee il centrosinistra. Pochi mesi fa, Salvini ha fatto il suo nome immaginandolo come ministro dell’Economia. Lui ha ringraziato, ricordando di non «voler fare le scarpe al mio amico Borghi». E ha assicurato ad Affaritaliani che «se un governo Salvini mi chiedesse una consulenza tecnica sul tema dell’uscita dell’euro gliela darei». Sul taccuino del Carroccio ci sono anche altri nomi, alla voce «esperti in materia economica o fiscale». Basti pensare ad Armando Siri. Giornalista, ha messo in piedi il partito Italia Nuova e ha sponsorizzato alcune idee salviniane come la Flat tax al 15% o la riforma del servizio civile obbligatorio. È responsabile della scuola di formazione politica lanciata dai lumbard. Su fisco, moneta e Unione europea hanno incassato l’applauso del mondo leghista altri insospettabili come Paolo Savona (economista e professore universitario, già ministro dell’Industria e dell’artigianato col governo Ciampi).

Per Savona «l’avvento della moneta unica ha accentuato il fossato tra aree ricche e paesi fragili del Vecchio Continente». Apprezzamento lumbard anche per Giuseppe Guarino, classe 1922, napoletano, giurista, un passato nella Democrazia cristiana ed ex ministro dell’Industria e delle Finanze. In un’intervista a Libero nel novembre 2013, ha sostenuto che l’Europa dell’euro è da considerarsi alla stregua di «una malattia mortale», denunciando un sistema che «cancella la democrazia».
Sull’immigrazione, molto ascoltato da Salvini è il nigeriano Toni Iwobi, militante leghista di lunga data e residente nel Bergamasco. Accompagnerà il Matteo meneghino in Africa a fine settembre. Obiettivo: discutere di aiuti umanitari e sbarchi. Negli ultimi mesi s’è fatto strada nel cuore di via Bellerio anche un intellettuale dello spessore di Pietrangelo Buttafuoco. Penna brillantissima, siciliano, culturalmente vicino alla destra e di religione islamica. Alcuni salviniani l’hanno proposto come candidato governatore a Palermo, e il no gridato da Giorgia Meloni perché «è musulmano» ha allargato una crepa tra lei e il capo lumbard.

Oltre a molti esponenti di Confcommercio e Confartigianato, spesso in contatto col Carroccio, Salvini stima il politologo e giornalista veneziano Piero Ostellino (che ha lasciato il Corriere della Sera e oggi firma su il Giornale). «Leggere gli articoli di Piero Ostellino è salvifico! Per fortuna, qualche giornalista esiste ancora» ha scritto Salvini su Facebook nell’ottobre 2013.

Inutile ricordare, a proposito di cronisti, la passione di via Bellerio per il conduttore Mediaset Paolo Del Debbio (corteggiato per fargli fare il candidato sindaco a Milano) e per il fondatore di Libero Vittorio Feltri, che Lega e Fratelli d’Italia hanno candidato nella corsa al Quirinale, poi vinta da Sergio Mattarella.

Salvini apprezza anche lo storico ed economista torinese Giulio Sapelli, classe 1947, docente di storia economica alla Statale di Milano e che in alcune interviste ha bocciato il lavoro del premier Mario Monti e del ministro Corrado Passera. Nell’agosto 2012, in una chiacchierata con Panorama rispondeva che la Lega, all’epoca guidata da Roberto Maroni, non era morta. «Ho molta stima di Maroni, ma la Lega deve cambiare radicalmente i suoi quadri». Poi è arrivato Salvini e i consensi sono aumentati. Oggi i sondaggi incoronano Matteo come leader più popolare nel centrodestra. E lui sogna la sua squadra di governo.

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