PROFUGHI VOGLIONO ‘STIPENDIO’ PER FARE I VOLONTARI: “QUI PER DENARO, NON FUGGIAMO DA GUERRA”

 

 

profugoooo

VERONA – Dovevano lavorare come ‘volontari’, i sedicenti profughi, invece, ora scopriamo che si stanno offrendo per lavorare, a stipendi più bassi, al posto di lavoratori o disoccupati italiani.

 

È la legge che lo prevede e i richiedenti attualmente impegnati nelle varie attività di volontariato (sulla base dei protocolli sottoscritti tra Comuni, prefetture e cooperative) iniziano a «incrociare le braccia » e a spulciare le varie offerte di occupazione. Per sostituire gli italiani.

 

Lo hanno fatto a Giazza di Selva di Progno, nel Veronese, mandando su tutte le furie l’ingenuo sindaco Aldo Gugole: «Insieme alle amministrazioni di Badia Calavena e Velo abbiamo deciso di dare un’opportunità a questi ragazzi: il protocollo durava tre mesi durante i quali seguivano anche un corso di avviamento al lavoro. Ma la scorsa settimana, quando sono andato a proporre loro di prolungare l’esperienza per un altro mese, mi sono sentito rispondere che preferivano occupare il loro tempo per cercare un vero lavoro. Si sono fatti trascinare dai più “sindacalizzati” del gruppo: bel modo di ricambiare l’ospitalità…».

Ergo: stiamo importando manodopera low-cost per affaristi.

Protesta l’associazione Corallo che dall’autunno scorso si occupa, a spese nostre, dell’assistenza ai 22 profughi del Bangladesh (come possono essere ancora qui in attesa di risposta, dei bengalesi?) ospitati all’hotel Belvedere di Giazza: «Ma quali lazzaroni? Sono solo ragazzi che vogliono provare a guadagnare qualcosa per aiutare le loro famiglie, nel pieno rispetto della legge. Del resto, sono partiti da là proprio per questo motivo».

Ah. Quindi non sono partiti da ‘là’, perché in ‘fuga da guerre e persecuzioni’, ma sono ‘migranti economici’: lo sanno quelli delle commissioni che analizzano le richieste di Asilo?


PAZZESCO Protesta dei profughi alloggiati a Villa Angeli a Sasso Marconi BO Il cibo non è buono e vo (1) by italia che dimentica

Intanto però «vitto e alloggio rimangono in carico alla collettività… » sentenzia amaro il sindaco.

Funziona così: il non-profugo che decide di lavorare ha due opzioni, continuare a farsi assistere nelle strutture e versare ad esse una quota percentuale del suo stipendio (ecco perché quelli di Corallo sono tanto entusiasti, riceverebbero la quota da ‘caporali’) o uscire dal progetto di assistenza e mantenersi in attesa che la Commissione esamini la sua domanda.

Quindi, ad un clandestino basta dirsi ‘profugo’, perché la normativa ha previsto per i ‘richiedenti asilo’ la possibilità di cercare lavoro: «Qualora la decisione sulla domanda di asilo non venga adottata entro sei mesi dalla presentazione della domanda, il permesso di soggiorno per richiesta asilo è rinnovato per la durata di sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa fino alla conclusione della procedura di riconoscimento ». Dopo sei mesi, possono percepire un regolare stipendio.

Esercito di riserva per affaristi per sostituire gli italiani.

Nel Veronese ci sono stati almeno altri due casi: un profugo ospitato ad Engazzà ha trovato lavoro come meccanico; a Isola della Scala un migrante ha scelto di lavorare per tre mesi come cameriere sulle spiagge della riviera romagnola. Nel resto del Veneto, invece, non mancano i sindaci che puntano il dito contro la «pigrizia» dei richiedenti asilo. A Schio, nel Vicentino, il sindaco Valter Orsi aveva messo a disposizione dei migranti una colonia alpina a patto che eseguissero dei piccoli lavori di restauro e di pulizia, ma si sarebbe sentito rispondere dagli immigrati che non avevano alcuna intenzione di pulire i locali. Pensa all’allontanamento, invece, il primo cittadino di Perarolo di Cadore, nel Bellunese: «Siamo stati tra i primi ad accoglierli – spiega Pierluigi Svaluto –. Abbiamo posto come condizione per la permanenza il fatto che si sdebitassero con qualche lavoro a beneficio della comunità, ma ora i due afghani che occupano l’appartamento del Comune sono poco disponibili a una collaborazione ». E presto potrebbero venir invitati ad abbandonare la struttura comunale gestita da una cooperativa.

Clandestini con permesso di soggiorno.

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