MA QUALI OLIMPIADI A ROMA? FELTRI: ““COSTANO, NON RENDONO UN ACCIDENTI E OFFRONO MILLE SPUNTI AI LADRI PER ESERCITARE IL LORO ‘MESTIERE’. MILANO HA SOSTENUTO SPESE FOLLI PER L’EXPO, SMENANDOCI UN PATRIMONIO”

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1. SE VIRGINIA RAGGI NON VUOLE LE OLIMPIADI A ROMA, VITTORIO FELTRI ARMA LA PENNA PER UCCELLARE L’IPOTESI BY MEGALÒ-MALAGÒ E RENZI DI ELEGGERE MILANO SEDE DEI GIOCHI
2. “COSTANO, NON RENDONO UN ACCIDENTI E OFFRONO MILLE SPUNTI AI LADRI PER ESERCITARE IL LORO ‘MESTIERE’. MILANO HA SOSTENUTO SPESE FOLLI PER L’EXPO, SMENANDOCI UN PATRIMONIO PER COSTRUIRE PADIGLIONI, CHE ORA SERVONO AI PROFUGHI, FIGURIAMOCI SE È IL CASO DI FARE ALTRETTANTO AL FINE DI ACCONTENTARE MALAGÒ E I SUOI NUMEROSI CORTIGIANI”
3. “MILANO NON HA IMPIANTI SPORTIVI ALL’ALTEZZA E CONTINUA A NON AVERE FONDI PER REALIZZARLI. CON LA CRISI CHE CI STRANGOLA, I NOSTRI GENI DELLA POLITICA SI DANNANO ANCORA PER OTTENERE I GIOCHI SOTTO CASA. MA NON AVETE ANCORA RUBATO ABBASTANZA?”

 

Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano”

Ancora Olimpiadi, che barba. Ci siamo appena sorbiti una dose indigesta di sollevamento pesi, lotta (non si capisce mai perché uno vinca e l’ altro perda: regole oscure, complicate), judo, tiro al piattello e vari altri sport noiosi e siamo già qui a parlarne un’ altra volta.

La sindaco di Roma non le vuole, giustamente, perché costano, non rendono un accidenti e offrono mille spunti ai ladri per esercitare il loro “mestiere” assai remunerativo. Ha ragione lei, la signora Raggi. Vista la sua chiusura ai giochi da svolgersi nella Capitale, ecco che un certo numero di persone influenti, il presidente del CONI, Malagò, e Matteo Renzi propongono di eleggere Milano quale sede delle Olimpiadi italiane.

E a noi questa proposta del piffero dà sui nervi, poiché siamo consapevoli che simile manifestazione richiede investimenti mostruosi che neppure il capoluogo lombardo è in grado di affrontare. Non è il momento di imbarcarsi in una impresa del genere. Anzi non è mai il momento di gettare denaro dalla finestra.

Milano ha sostenuto spese folli onde organizzare l’Expo, smenandoci un patrimonio per costruire padiglioni, che ora servono soltanto allo scopo di dare un tetto ai profughi, figuriamoci se è il caso di fare altrettanto al fine di accontentare Malagò e i suoi numerosi cortigiani. I milanesi non hanno bisogno di manifestazioni pompose per fare la cresta sul cemento e arricchirsi di sfroso. A loro basta lavorare, preferibilmente lontano dai Palazzi frequentati dai grassatori di varie specie.



Quasi 30 anni orsono qualcuno provò a infliggerci i famosi giochi e per fortuna non ci riuscì. Era il 1988. Mi trovavo a Seul (dove erano in corso appunto le Olimpiadi), inviato del Corriere della Sera, e dalla redazione ricevetti una telefonata che mi informava di una iniziativa che stava maturando nella cosiddetta capitale morale, quella di ospitarvi le successive gare quadriennali. Il direttore mi sollecitò un articolo in cui esponessi una opinione sulla faccenda. Senza esitare, vergai un pezzo ed espressi il mio motivato dissenso. Questi i miei argomenti.

Primo. La città non ha più un Palazzetto dello sport in cui disputare partite di basket e di pallavolo in quanto miseramente crollato nel 1985, sotto mezzo metro di neve (complimenti al costruttore e all’ architetto). Non ha più il velodromo Vigorelli, pure questo sfondato dalla neve. Non ha una piscina idonea a competizioni internazionali. Non ha una pista d’ atletica. Per realizzare le strutture mancanti, osservavo, serve tempo e soprattutto servono capitali ingenti che non ci sono. Pubblicato il mio intervento, venne giù mezzo mondo. Fui insultato a sangue dalla giunta socialista e da numerosi privati interessati, suppongo, a infilare la testa nella greppia dei lavori da eseguire.

 Il sindaco mi invitò personalmente, quando fossi rientrato da Seul, a fargli visita e si offrì di accompagnarmi sui luoghi in cui stavano sorgendo gli impianti necessari. Accettai e mi recai a Palazzo Marino pronto a verificare l’ esistenza delle opere. Ma il sindaco quel giorno era occupato. Fissammo un altro appuntamento, ma anche stavolta il primo cittadino era impegnato.

Tornai una terza volta ma ancora mi andò buca. Cosicché decisi di compiere da solo la perlustrazione che avrei dovuto fare insieme col sindaco. Ebbene, nessuna traccia di cantieri. Della piscina nuova al Parco Lambro nemmeno l’ ombra, soltanto una fettuccina di plastica che delimitava uno spicchio di prato destinato alla vasca. Il Vigorelli era tale quale il dì della esiziale nevicata. Idem il Palazzo dello sport. Insomma le autorità pur di zittirmi avevano raccontato un sacco di balle.

Anni più tardi, l’ ormai ex sindaco mi confessò che non c’ era in cassa una lira per approntare le strutture ed era stato costretto a mentirmi per superiori ordini. Tardivamente, ma fu onesto. Tutto questo per domandare: cosa è cambiato rispetto al 1988? Zero. Milano continua a non avere impianti sportivi all’ altezza delle Olimpiadi. E continua a non avere fondi per realizzarli. Con la crisi che ci strangola, i nostri geni della politica si dannano per ottenere i giochi sotto casa. Amici altolocati, ma non avete ancora rubato abbastanza?

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FONTE

DAGOSPIA

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