REFERENDUM, BOSCHI SI COMPERA LA CISL! CONOSCENDO L’AMORE PER IL MAXI STIPENDIO DELLA SEGRETARIA, SIAMO SICURI CHE NON AVRA’ FATTO FATICA…

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Boschi ricuce con la Cisl e incassa il sostegno per il referendum
Il plauso della ministra alla Furlan: «Siete sempre stati tra gli innovatori». La segretaria del sindacato: crisi di governo da evitare, al Paese serve stabilità per ripartire

Solo qualche mese fa sarebbe stato impensabile ascoltare Maria Elena Boschi elogiare un sindacato, si tratti pure della Cisl. La visita della ministra per le Riforme al convegno organizzato dal sindacato di Anna Maria Furlan sembra una rivoluzione copernicana, se si considera che ancora all’inizio dello scorso aprile Matteo Renzi diceva che ha «fatto più Marchionne, più alcuni imprenditori, che certi sindacalisti». Oggi invece, per un attimo, si è avuta una sensazione di dejà vu: un ministro applaude la Cisl «innovatrice» e contrappone ad «altri» che preferiscono stare dalla parte dei «conservatori». Per un momento, pareva un remake del 2002, quando a palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi che sfidava la Cgil di Sergio Cofferati. In realtà, stavolta, non è il governo a lavorare deliberatamente alla divisione dei sindacati e la questione non riguarda solo le riforme costituzionali, ma la sopravvivenza stessa dell’esecutivo. 

 

Certo, l’argomento del giorno è il referendum costituzionale, quella riforma che per la Furlan magari non è «da dieci», ma sicuramente «da sette più». Un assist che la Boschi coglie al volo: «La Cisl si è messa sempre tra coloro che innovano, tra coloro che cercano di andare avanti sulla strada delle riforme e non tra i conservatori, tra coloro che ritengono invece che tutto vada bene così com’è e non hanno interesse a cambiare».

 



Ma in realtà in gioco c’è di più. La divisione tra i sindacati è molto più sottotraccia, l’ostilità della Cgil al referendum costituzionale è solo latente, non c’è una posizione ufficiale del sindacato rosso sul voto che in autunno potrebbe decidere le sorti del governo. Il comitato direttivo, lo scorso maggio, ha risolto la questione criticando Renzi per la «volontà di fare del referendum un banco di prova per l’operato del Governo» e lamentando «l’assenza di un dibattito che affrontasse il merito delle proposte». Il gruppo dirigente della Cgil ha polemizzato contro la «sterile contrapposizione tra innovatori e conservatori». Ma sul «merito», appunto, poi non è stato detto nulla, anche se la Fiom si è comunque mobilitata per il no.

 

D’altro canto, mentre parlava la Boschi tutti avevano in testa le bacchettate rifilate domenica scorsa da Susanna Camusso alla Confindustria, “colpevole” di aver previsto un crollo del Pil in caso di vittoria del no al referendum: «Le slide di Confindustria sono indecenti, il peggior vecchiume». Parole che lasciano pochi dubbi sul giudizio della leader Cgil a proposito della riforma costituzionale. Ma, come spiega una fonte Cgil, si è ritenuto più saggio sfidare il governo sul terreno del lavoro e del sociale, come è naturale per un sindacato, e non su quello più “politico” delle riforme.

 

L’affondo vero la Cgil lo gioca con i referendum sul mercato del lavoro, per i quali proprio la settimana scorsa sono state presentate in Cassazione oltre 3 milioni di firme. Quesiti che stravolgerebbero il Jobs act, reintroducendo, tra l’altro il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

 

Il dato di fondo, però, è il giudizio sul governo. Per la Furlan una crisi è da evitare, «non serve l’instabilità. Abbiamo bisogno di stabilità per far ripartire l’economia. La Cisl non è nè pro Renzi, nè contro Renzi. La Cisl è per il Paese». La Furlan riserva anche una critica a Renzi, che «ci ha messo del suo nella personalizzazione del referendum», ma è inutile dire che la Cisl non ha appoggiato in nessun modo i referendum promossi dalla Cgil. Al contrario, la Camusso un paio di settimane fa ha detto che Renzi «ha fatto tutto da solo» promettendo di dimettersi in caso di sconfitta e adesso «deve essere coerente con le affermazioni che fa» e domenica ha ribadito che la stabilità in sé non è un valore.

 

Il premier già dallo scorso giugno aveva dato un segnale, riaprendo i tavoli governo-sindacato-imprenditori sulle pensioni. Una mossa che, però, potrebbe non bastare visto che nella sinistra Pd e appunto dalle parti della Cgil si comincia a ragionare seriamente al dopo-Renzi. Un ottimo motivo per aprire un canale di dialogo con la Cisl che «non sta dalla parte dei conservatori». Stavolta, non per provare un blitz sul mercato del lavoro, come fece Berlusconi, ma per evitare l’accerchiamento del governo.

 

 

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