YACHT, VILLE, PISCINE, JACUZZI: LA VITA DA SULTANO DI FIDEL, MENTRE I CUBANI FACEVANO LE CODE PER LO ZUCCHERO


In pubblico rivoluzionario duro e puro, in privato era un po’ come Tito, il dittatore jugoslavo più monarca che proletario.

Il velo su questo aspetto poco conosciuto del lìder màximo è stato alzato dal tenente colonnello Juan Reinaldo Sanchez, uno dei suoi pretoriani, che gli ha coperto le spalle per 17 anni. «Lasciava intendere che la rivoluzione non gli dava tregua, nessun piacere, che ignorava e disprezzava il concetto borghese di vacanza. Ha mentito», si legge nel libro di Sanchez «Doppia vita di Fidel Castro». L’autore, rifugiato a Miami, è morto lo scorso anno, quando il libro era in stampa. Gli anticastristi sospettano che sia stato avvelenato dagli agenti di Cuba. Il regime aveva bollato le sue memorie come «propaganda della Cia».

Sanchez rivela di aver scortato più volte Fidel a Cayo Piedra, un isolotto a sud della Baia dei Porci trasformato in un «paradiso terrestre», ma off limits per i cubani. Una specie di isola di Brioni, che il maresciallo Tito aveva di fronte alla cosa istriana. Castro ospitava gli ospiti come Gabriel García Márquez e amava salpare per l’isola con lo yacht Aquarama II, in raro legno angolano, che gli era stato regalato dal boss comunista sovietico Leonid Breznev. Cayo Piedra, oltre ad un eliporto e residenze di lusso, ospita delfini e tartarughe per intrattenere gli ospiti come il fondatore delle Cnn, Ted Turner, e l’ultimo leader della Germania Est, Erich Honecker.



Il lìder màximo sorseggiava whisky Chivas regal invecchiato di 12 anni e amava il film Guerra e pace, ma in versione sovietica lunga e pesante. Sull’isola ribelle aveva a disposizione una ventina di case ed il suo pseudonimo guerrigliero era Alejandro, come Alessandro il Grande. «Era convinto che Cuba fosse di sua proprietà» ha scritto Sanchez, che è rimasto al suo fianco fino al 1994. La residenza più nota di Fidel era l’Unità 160 o Punto Cero, una specie di compound-fortezza. Nelle residenze all’Avana non si faceva mancare nulla, compresa una pista da bowling, un campo di pallacanestro, piscine, Jacuzzi, sauna e un piccolo ospedale personale. Sanchez rivela che per timore di venir assassinato dalla Cia girava sempre con un paio di donatori del suo sangue A negativo.

La rivista Forbes ha inserito Castro nella famosa lista mondiale dei milionari definendolo «uno dei più ricchi fra re, regine e dittatori». L’accostamento fece infuriare il lìder màximo. Fidel si scagliò per ore in tv contro queste rivelazioni sostenendo sempre che viveva con una manciata di pesos al mese come gran parte dei cubani. In realtà le stime della fortuna personale di Castro si aggirano attorno ai 900 milioni di dollari. Osservatori occidentali sospettavano che controllasse non solo numerose imprese di Stato, ma anche una piccola miniera d’oro. Manuel de Beunza, che è fuggito dall’isola, ma aveva lavorato nel settore finanze del ministero dell’Interno, sostiene che le cifre di Forbes siano solo una parte del tesoro. Castro avrebbe controllato addirittura una banca in Inghilterra e fatto mettere in piedi 270 società in giro per il mondo.

Oltre agli agi della vita «capitalistica» Fidel amava le belle donne e ha avuto diverse mogli, amanti e almeno otto figli. Sanchez, l’ex guardia del corpo, sostiene che «mentre il suo popolo soffriva Fidel Castro ha vissuto in tutta comodità. E lo stesso valeva per i suoi otto figli, le molte amanti e le mogli. Il tutto avvolto dal segreto».

 

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