FERMI TUTTI, E’ CONFERMATO: RENZI CI VUOLE FOTTERE ANCORA! DIMISSIONI? SI VUOLE RIMANGIARE TUTTO!


Il premier tenta Mattarella: governo in carica fino al voto. E Alfano fa una previsione: “Alle urne in febbraio”

Matteo Renzi sta seriamente pensando di giocarsi tutto. Non fra un anno, né a giugno. Ma già a febbraio, appena la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sull’Italicum, cancellando magari il ballottaggio e rendendo omogenei i sistemi di voto di Camera e Senato.

 

 

 

Fino ad allora, a Palazzo Chigi resterebbe proprio Renzi, gestendo lui in prima persona la fase di transizione. Uno scenario che si è andato delineando nella serata di ieri, che – ovviamente visto il momento – non è l’unico sul tavolo, ma che certamente ha l’attenzione del leader del Pd. Non è un caso che proprio ieri sera Angelino Alfano si sia lasciato sfuggire una battuta eloquente. «Se dovessi puntare un euro – la butta lì il ministro dell’Interno uscente – direi che andiamo a votare non in primavera ma a febbraio del 2017». Un timing che coinciderebbe con le ricostruzioni di chi sostiene che Renzi abbia deciso di giocare l’all in. D’altra parte, se davvero l’intenzione è quella di portare il Paese alle urne al più presto, sarebbe nelle cose che il premier restasse al suo posto, visto che risulterebbe alquanto curioso nominare un nuovo governo destinato a durare a mala pena tre mesi (comprese per altro le vacanze di Natale).

Uno scenario che non convince fino in fondo Sergio Mattarella, preoccupato soprattutto di garantire al Paese la necessaria stabilità. Non è un caso che la giornata di ieri sia stata caratterizzata da un lungo e difficile braccio di ferro tra il capo dello Stato e Renzi. Non tanto nei toni usati nei due faccia a faccia che si sono tenuti ieri al Quirinale, quanto nel merito della questione. D’altra parte, Mattarella e il leader del Pd hanno ricette diametralmente opposte per risolvere la crisi in corso ed è dunque comprensibile che il confronto tra i due non sia propriamente sereno. Il premier, infatti, insiste per un uscita di scena rapida, tanto che già domenica notte aveva annunciato le sue dimissioni. Una tempistica che il capo dello Stato pare non aver gradito troppo , considerandola troppo precipitosa e poco rispettosa del timing istituzionale. Insomma, una «forzatura» per cercare di mettere il Colle davanti al fatto compiuto.



Che Mattarella non veda di buon occhio uno show down non è infatti un mistero. Anzi, più volte il presidente della Repubblica ha fatto sapere di voler garantire prima di tutto la stabilità del Paese. L’accelerazione di Renzi, dunque, è stata interpretata come una mossa da «irresponsabili» e ha reso il confronto tra i due – soprattutto nel faccia a faccia che si è tenuto in mattinata – piuttosto franco.

Per Mattarella, infatti, in questo momento è prioritario che venga approvata la legge di Stabilità, che ha avuto il via libera della Camera ma aspetta quello del Senato che non potrebbe però arrivare con un governo dimissionario. In questo senso, proprio ieri il capo dello Stato ha dato rassicurazioni all’Europa nel corso di un lungo colloquio con il presidente della Bce Mario Draghi. Ecco perché, quando Renzi sale sul Colle per la seconda volta nel tardo pomeriggio e ribadisce la sua intenzione di dimettersi, Mattarella – così recita il comunicato del Quirinale – gli chiede di «soprassedere alle dimissioni» per «completare l’iter parlamentare della legge di bilancio» onde «scongiurare i rischi di un esercizio provvisorio».

Dimissioni congelate, insomma. E Renzi di fatto costretto a restare in carica. Il punto è capire fino a quando. Perché il leader del Pd sarebbe intenzionato ad approfittare della situazione e prolungare la sua permanenza obbligata. Dopo la legge di Stabilità, infatti, ci sono altre questioni non rinviabili, a partire dal decreto sul terremoto (che deve ancora avere il via libera della Camera).

Sarebbe questo una sorta di «compromesso» tra Mattarella e Renzi. Il primo porterebbe a casa la stabilità istituzionale con l’approvazione della legge di bilancio, il secondo una rapida via d’uscita e soprattutto le elezioni anticipate evitando di rimanere in balia del limbo e di quel pezzo di Pd che non vede l’ora di archiviarlo definitivamente. Non è un caso che sin da domenica notte la minoranza dem insista perché la legislatura prosegua e il Pd si sieda al tavolo della legge elettorale. Uno scenario di medio periodo – minimo sei mesi, probabilmente un anno – durante il quale Renzi finirebbe per essere logorato.

 

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IL GIORNALE

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