MONTEPASCHI, NUOVO BAGNO DI SANGUE A DANNO DEGLI ITALIANI: ECCO A CHI FARANNO PAGARE IL BUCO FATTO DAI PARASSITI


Scoppia il bubbone Mps il governo non c’è e 40mila risparmiatori rischiano di pagare

Come volevasi dimostrare il bubbone Monte dei Paschi di Siena, la cui soluzione è stata rimandata a più riprese dall’esecutivo di Matteo Renzi, è scoppiato nel bel mezzo della crisi di governo. La Banca Centrale Europea, infatti, sembra voglia rispondere negativamente alla richiesta del consiglio di amministrazione del Monte di una proproga di 20 giorni per far fronte alla ricapitalizzazione da 5 miliardi messa in programma per fine anno. L’indiscrezione si è diffusa sul mercato nella tarda mattinata di venerdì 9 e il titolo Mps ne ha risentito pesantemente chiudendo la seduta a meno 10,5%. La Vigilanza di Francoforte, guidata da Danièle Nouy con una forte impronta tedesca, sembra voglia mostrarsi ancora una volta inflessibile mettendo l’ad Marco Morelli, le banche del consorzio con in testa JP Morgan e Mediobanca gli advisor Lazard e Citi, di fronte a una cruda realtà. Ma nella serata di venerdì al cda della banca non era ancora giunta alcuna comunicazione ufficiale da Francoforte e così una nuova riunioone è stata convocata per domenica 11 alle 16 del pomeriggio per fare il punto della situazione. A questo punto o si lancia l’aumento di capitale entro la prossima settimana oppure dovrà scattare l’intervento dello Stato per impedire che Mps fallisca.

 



Morelli e i suoi consulenti stanno infatti cercando di salvare in extremis la soluzione di mercato che però prevederebbe un via libera da parte della Consob a riaprire la conversione dei bond subordinati in mano ai piccoli azionisti. Si tratta di 40 mila risparmiatori con in mano obbligazioni per 2,1 miliardi (al valore nominale) ma non hanno aderito all’offerta lanciata dalla banca la settimana scorsa poichè la Consob ha stabilito che non avevano il profilo di rischio adeguato a trasformare i bond in azioni, essendo le seconde uno strumento finanziario più rischioso. E venerdì, sulla prospettiva di una conversione forzosa dovuta all’intervento dello Stato, questi titoli sono ulteriormente scesi di prezzo, fino a circa 50 centesimi (la metà del valore di sottoscrizione). Nella mente dei vertici e delle banche del consorzio se la Consob dovesse accettare questa richiesta, si potrebbero incassare altri 2 miliardi con la conversione a premio da parte dei piccoli risparmiatori, convincere il Qatar a versare un altro miliardo e quindi andare sul mercato con un aumento di capitale da 1 miliardo. Ma il tempo stringe, la Consob ha tempi lunghi, forse richiederebbe un addendum al prospetto e poi bisognerebbe attendere l’esito della conversione volontaria. Il tutto entro il 31 dicembre.

In questo quadro si fa strada con sempre più insistenza la soluzione della “ricapitalizzazione precauzionale”, prevista dalla direttiva Brrd (bail in) e che consente al governo di intervenire con una garanzia pubblica sull’aumento di capitale a condizione che sia applicato il cosiddetto “burden sharing”, cioé che i privati partecipino in prima battuta alla ricapitalizzazione della banca. In pratica questo schema implica la conversione forzata in azioni di tutti i 4,2 miliardi di bond subordinati emessi dal Monte (un miliardo è già stato convertito in maniera volontaria) mentre la parte restante verrebbe coperta dalla garanzia statale. Il problema di questa soluzione risiede nel fatto che i piccoli risparmiatori riceverebbero azioni al posto dei bond posseduti a valori di mercato, cioé a circa 50 centesimi, e non potrebbero neanche beneficiare del premio proposto dalla banca. Dunque dovrebbero essere “ristorati” dal governo con una formula che faccia incorrere la procedura nelle maglie degli aiuti di Stato ma che al contempo impedisca di mettere sul lastrico 40 mila risparmiatori.

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FONTE

REPUBBLICA

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