PRATO: CINESI MASSACRANO DI BOTTE IL LADRO ALBANESE? PER IL GIUDICE SONO COLPEVOLI DI “RAZZISMO”


Il ladro entra nell’inquadratura al minuto 4’10”, portato di peso da un gruppo di cinesi sul marciapiede di via Pistoiese. Testa rasata, felpa azzurra, scarpe da ginnastica. Seguono sette lunghissimi minuti di violenza cieca, brutale. Lo colpiscono alla schiena coi gomiti, lo prendono a calci, tentano di spezzargli le gambe, uno prova anche a ferirlo con un coccio di bottiglia, prima di bloccargli le gambe all’altezza delle ginocchia col nastro adesivo.

 

 

PRATO: COSI’ I CINESI SISTEMANO PER LE FESTE IL… por bigcocomero

 

 

 

 

Sono le immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza di una pescheria cinese lo scorso 7 novembre alle 19,30. Una sequenza per chi ha parecchio pelo sullo stomaco, che documentano il pestaggio di un ventiduenne albanese, Ergis Toma, sorpreso dai dipendenti di un vicino ristorante mentre ruba nell’abitazione che condividono col ristoratore. Dall’appartamento spariscono 2.500 euro, probabilmente consegnati a un complice, ma Toma non fa in tempo a scappare e diventa l’oggetto della furia dei cinesi: i tre dipendenti del ristorante, il ristoratore, due commercianti della zona, un passante che si unisce volentieri al branco.



Quelle immagini hanno poi consentito ai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal sostituto procuratore Antonio Sangermano, di identificare sette orientali, che sono stati denunciati per lesioni aggravate dalla crudeltà e da motivazioni razziali. Il giovane albanese invece è stato arrestato mercoledì 21 dicembre nella sua casa di via Fiorentina per furto, in esecuzione di un’ordinanza firmata dal gip Francesco Pallini, che ha respinto la richiesta della Procura di disporre l’obbligo di firma per i sette cinesi. Per il gip evidentemente non ci sono sufficienti elementi per contestare l’aggravante dell’odio razziale.

La violenza però non si discute, quella è provata oltre ogni possibile dubbio da quelle immagini agghiaccianti. Che colpiscono proprio perché durano così tanto. Non è l’istintiva reazione di uno che si sente derubato. E’ una punizione esemplare: massacriamo di botte te per dare un segnale a quelli come te. Qui non potete più venire a rubare, a fare scippi, a fare rapine. Qui è il cuore di Chinatown, dove gli orientali sono stufi di subire, ma vanno oltre, molto oltre. In Procura sono convinti che non sarebbe accaduta la stessa cosa se il ladro fosse stato italiano o cinese.

Il capitano Vitantonio Sisto, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri, ha spiegato oggi, 22 dicembre, che all’arrivo della prima pattuglia dei carabinieri gli aggressori sono scappati. Per questo non è stato possibile arrestare il flagranza il giovane albanese il 7 novembre. I militari sapevano benissimo che la giustificazione data dal giovane (“Mi hanno picchiato perché ho diviso due gruppi che se le stavano dando”) non reggeva neanche un po’. I suoi precedenti per piccoli furti facevano pensare a ben altro.

Se i cinesi fossero rimasti sul posto la violenza del 7 novembre avrebbe potuto essere catalogata come la reazione eccessiva dopo un furto. Così invece si può definire solo con due parole: giustizia sommaria. “Sono andati oltre ogni limite – commenta il capitano Sisto – Nel nostro paese non funziona così, non può funzionare così. Noi ci siamo e quando siamo messi in grado di lavorare otteniamo risultati. Questo i cinesi lo devono capire”.

 

 

ISCRIVITI ALLA NUOVA PAGINA FACEBOOK (CLICCA QUI) 

FONTE:

IL TIRRENO

loading...


Source link

Be the first to comment

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


3 + 2 =